Recensione: 1984 – George Orwell

Orwell spreme le ultime energie vitali prima della sua morte per confezionare questa storia apparentemente fantastica ma che ad un’ attenta lettura mostra varie somiglianze con la realtà. Il tutto si snoda all’interno di un mondo spezzettato in tre grandi potenze: Oceania, Eurasia ed Estasia. Oceania, dove si svolge la storia, comprendere le due  Americhe e l’Inghilterra. Smith, il protagonista, è un trentanovenne membro esterno del partito, il Socing, spietato fautore di un totalitarismo privo di ogni possibile libertà e autonomia della persona. Il suo compito è quello di rettificare e cancellare gli articoli di giornale che smentiscono e mettono in cattiva luce il Grande Fratello, entità onnipotente che nessuno ha mai visto – eccetto che in effigi affisse ovunque – e capo del Socing.

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La manovra più che perfetta

Oggi, giorno di fiducie in parlamento, o meglio giorno in cui si sancise se il governo B. – migliore della storia – sia ancora capace di restare a galla per qualche altro giorno anzichè sprofondare negli abissi della politica, si discuterà – nemmeno a dirlo – di manovra economica che tra inserimenti, liti, tagli, metti, togli, forse, vediamo, ecc, rischia di avere molte ombrosità e poche certezze. Si era partiti con una bozza che senza dubbio poteva riscontrare aspetti positivi, come la quota di solidarietà fissata al 5% per i redditi superiori al 90% – che scatenò le ire dei calciatori – e il taglio delle province con il trasferimento delle competenze alle regioni.

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Recensione: Eva Dorme – Francesca Melandri

Eva dorme fa parte della contemporaneità letteraria italiana e ciò la pone in uno stato di studio in cui i primi commentatori e soprattutto recensori sono i lettori. Ora, è chiaro che una prima opera non dovrebbe – e forse potrebbe nemmeno – portare con se la maturità di un prodotto perfetto e originale, ma Eva Dorme porta con se delle critiche.

Prima di tutto bisogna dire che l’analisi si dovrebbe dividere in due grandi rami: il ramo storico e informativo e il ramo narrativo e sentimentale.
Sotto l’aspetto storico non vi è niente da eccepire; Francesca Melandri ambienta la storia in un conturbato e nervoso Alto Adige nel pieno delle battaglie di secessione dal governo italiano, e ne analizza sotto lo scorrere del tempo la società e la cultura di un popolo che forse nemmeno si sente italiano perchè non accettato positivamente.

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L’irriducibile

La crisi nordafricana, che in questi stempi sta dilaniando una zona di per sé già colpita da dittature e repressioni forsennate, è esplosa per un preciso motivo. Chi in Tunisia si sentiva represso e privo di ogni libertà da parte del leader Ben Alì, ha avuto prima di tutto il coraggio e la forza di saper andare in piazza a protestare contro lo stato di disumanità in cui versava il popolo. Questo ha creato una miccia, l’ha accesa e ha fatto sì che le menti e gli animi di chi prima prendeva per vero ogni singolo dato e informazione proveniente dagli organi propagandistici, si rendesse conto che in fondo la loro non era una vita tanto agiata e che erano in dovere di lottare per i più basilari diritti.

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Sallusti, Silvio e Tarantini lo «sfigato»

Sappiamo bene come Il Giornale – giornale, si fa per dire – sia sempre più un megafono – nemmeno troppo moderno – di un certo tipo di propaganda. Ora è stato anche derubricato ad inserto satirico, e all’occorenza comico per il tenore di certi articoli. Questa mattina il capo comico, tale Sallusti, si indignava per il fatto di Penati che – a spese nostre – siede ancora sulla poltrona di consigliere regionale, nonostante abbia intascato due milioni di euro in tangenti finanziando illecitamente il partito. Si lanciava poi in azzardati paragoni col capo dei capi comico, tale Silvio B, ammettendo soavemente che «delle escort piazzate qua e là me ne frego, mi preoccupano di più le grandi aree urbane paralizzate da quei ladri della sinistra.».  Infine ancora non pago piagnucolava del fatto che qualcuno «si scandalizza se uno dice che siamo in un pae­se di merda.», perchè in fondo bisogna contestualizzare (sic!).

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Postribolo Delle Libertà

Berlusconi è immortale. Alla tenera età di75 anni al posto di andare al bar a ordinare il classico bianchetto mattutino e osservare i lavori stradali, si spaccia ancora per presidente (?) del consiglio e grande conquistatore. Poi in ordine: massimo calciofilo, capace da solo e senza il minimo aiuto di vincere un campionato intero con più di sette punti dalla seconda classificata. Eroico sedatore di crisi mondiali, illustre influente uomo diplomatico, grande barzellettiere, caritatevole anima pia che paga una ragazzina marocchina affinchè non si prostituisca e cristiano con Dio a domicilio un giorno sì e l’altro no.

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